Don’t Feed the Monster

Don’t feed the Monster

I was reflecting as I was restringing a necklace I broke. First, on the patience it had taken to string it in the first place and then on being willing to do it again. There was no feeling of failure or blame, just something to be done if I wanted to have the necklace to wear. I could choose not to, be sorry that it happened and move on. It is not valuable but something I enjoy, little crystals dancing light. prism

We’re all little dancing lights but sometimes we choose to stay in the dark or let the dark stay in us as in the old expression, hiding your light under a bushel. Sometimes it’s even necessary to go into the darkness, not to be afraid of the things that go bump in the night or the monsters under the bed that make you pull the magic covers up over you for protection. 

Recently a group of friends who study yoga with me got together to do a book study on The Four Desires by Rod Stryker. It’s been a rich experience in deepening our understanding and sharing but then at a certain point, just before finishing the book somehow or other we stalled and haven’t been able to get together.  Perhaps that’s because we can move forward together but each of us must find a way to go through it on our own.

I still have lots of contact with them individually.  One friend realized that her obstacle was one of perspective; that she already had what she was seeking. Another had the pleasure of seeing a sankalpa realized beyond expectations in an unexpected direction but still carried the weight of her vikalpa right up to the doorway.  She needed a lot of hand holding to get to acceptance of the opportunity being offered her and I began to be aware that there was a certain attachment to Vikalpa. In fact, Vikalpa is defined as a ‘stronger’ desire that stands in the way. In some ways it keeps us safe in our known.   At the same time a third of our group is determinedly moving towards her Sankalpa but seemingly carrying a heavy weight each step of the way .  Therefore, it’s taking great energy and committment but I wish that there were a way to make it if not easier, at least have more ease.    It occurred to me that in some way the Sankalpa and the Vikalpa are not just in conflict but rather raging a war for supremacy. No one wins. The more we battle the stronger the Vikalpa seems to become, as though it feeds off the energy of conflict.

A long time ago I started saying to myself, “Don’t feed the monster!” Don’t feed it but look at it, see it for what it is. In my own case, it is very often a little me puffed up to protect itself and needing my attention, but a different kind of attention. Sometimes, it needs an invitation to play. I have found that creating something just for the joy of doing it is a terrific antidote for becoming right sized, both me and the ‘monsters’.

I used to think that realizing my dreams was some kind of magic thing, not understanding necklacethat it’s stringing together one bead, one crystal, one breath, one moment at a time. The string may break and I have to start again or I may decide that it isn’t what I wanted after all. But the process of well creating it brings me closer to my Dharma, my real life purpose which is to create and play. More than stringing pearls or events life feels like an interweaving of strands much like Indra’s net, each time a strand is woven there is a gem reflecting all the other gems. Indra the great dreamer had to realize that he had a thunderbolt to free the waters of the Earth by dropping it on the monster who had blocked them. 

In a certain sense, it feels like a thunderbolt, a flash of insight when we see our Vikalpa. That may be enough to dissolve it or at least take away the power of fearing it by seeing it for what it is . However, it seems to me at times that  to ask ourselves ‘Why?” or spend too much time looking at it under a microscope,as the reason, we  become more caught in its spell as it looms larger rather than dissolving.

It’s at this point that we can benefit from play. From creating as a child might just for the fun of it. In fact, I remember rolling around the floor, jumping, stretching, twisting my body as natural expression with a kind of “look at me” glee added in on special occasions. Asana , done with a sense of being an explorer in new territory rather than recreating old forms is an avenue to do this, creating form with our body in space so that a new form becomes visible inside as well as out.

Breathing consciously gives us the sense of putting the moments of our life likep earls on a string and watching the waves of breath can calm citta, the waves of our thoughts. Relaxation, particularly Yoga Nidra help to unknot the strands and of course, can be avenues to deeper awareness. Meditation is a form of creating new ground from which to grow as well as connecting us to the source of all that is. That Source is a creator, and since we are ‘made in its image’, Creating is absolutely essential to thrive, or as an old friend used to say, “Thrival not just survival!”

The monster is a judge and jury condemning us to a life of struggle. But it is also just a character in the dream. There are so many others wanting to come out and play. Who knows, even that ‘old monster’ may want to take time off or even, play a different part. So, I suggest finding the Artist married to the Creator and letting her have her way, giving her a place in our lives so that the unique gift we have can be revealed through union . Then we don’t feed the monster but feed our selves, and others.                                                    (sotto tradotto)       

Non alimentare i mostri! (tradotto da Katia Zamarian)

Stavo riflettendo mentre rifacevo una collana che avevo rotto. Primo, sulla pazienza che ci è voluta nel crearla la prima volta e poi nell’essere disposta a rifarla. Non provavo nessuna senso di fallimento o di colpa, semplicemente qualcosa che dovevo fare se volevo indossare di nuovo la collana. Potevo scegliere che non volevo, dispiacermi che fosse successo e andare avanti. Non è di valore ma qualcosa che mi piace, piccoli cristalli di luce danzante.

Siamo tutti piccole luci danzanti, ma a volte scegliamo di restare nelle tenebre o lasciamo che il buio soggiorni in noi, come si diceva una volta, nascondendo la nostra luce sotto un scatola. A volte è perfino necessario entrare nelle tenebre, per non avere paura delle cose in cui ci imbattiamo di notte o dei mostri sotto al letto che ti fanno tirare su la coperta magica per coprirti e proteggerti.

Recentemente un gruppo di amiche che praticano yoga con me si è riunito per studiare il libro di Rod Stryker, The Fours Desires. È stata un’esperienza intensa di approfondimento della nostra conoscenza e di condivisione, ma ad un certo punto, proprio poco prima di finire il libro, in un modo o in un altro ci siamo bloccate e non siamo più state in grado di incontrarci. Forse perché abbiamo fatto progressi insieme ma ognuna di noi deve trovare il modo di completarlo da sola.

Sono ancora in contatto con loro individualmente. Un’amica ha realizzato che i suoi ostacoli erano legati alla prospettiva; che lei ha già ciò che stava cercando. Un’altra ha avuto il piacere di vedere il suo Sankalpa realizzato oltre le sue stesse aspettative in una direzione inaspettata, ma si è portata dietro ancora il peso del suo Vikalpa fino alla porta d’entrata. Ha avuto bisogno di molto sostegno per accettare l’opportunità che le veniva offerta e io ho iniziato ad essere consapevole che c’era un certo attaccamento al Vikalpa. In realtà, Vikalpa è definito come un desiderio “più forte” che ostacola. In un certo senso ci mantiene al sicuro in ciò che conosciamo. Contemporaneamente la terza del gruppo si sta muovendo con determinazione verso il proprio Sankalpa, ma apparentemente con estrema fatica ad ogni passo. Perciò, richiede molta energia ed impegno, ma mi auguro che ci sia un modo per realizzarlo, se non più facile almeno più comodo. A me è capitato che in qualche modo il Sankalpa e il Vikalpa non sono semplicemente in conflitto tra loro, ma che piuttosto scatenano una guerra per la supremazia. Nessuno vince, più combattiamo più il Vikalpa sembra rafforzarsi, come se traesse energia dal conflitto.

Molto tempo fa ho iniziato a dire a me stessa, “Non alimentare i mostri!”, non dargli da mangiare, ma guardali, vedili per quello che sono. Nel mio caso, si tratta spesso di un Piccolo Me che si gonfia per proteggersi e che ha bisogno della mia attenzione, ma di un diverso tipo di attenzione. A volte ha bisogno di un invito a giocare. Ho scoperto che il creare qualcosa per il solo gusto di farlo è un antidoto micidiale per ridimensionare sia me che i mostri.

Ero abituata a pensare che realizzare i miei sogni fosse una sorta di magia, senza capire che si tratta di infilare insieme una perlina, un cristallo, un respiro alla volta. Il filo si può spezzare, e devo ricominciare da capo o posso decidere che non è ciò che volevo in fin dei conti. Ma il processo di creare bene mi avvicina al mio Dharma, il vero scopo della mia vita, che è creare e giocare. Più che inanellare perle o eventi, la vita sembra un intrecciarsi di fili molto simili alla rete di Indra, ogni volta che un filo viene tessuto c’è una gemma che riflette tutte le altre gemme. Indra il grande sognatore deve realizzare che ha un fulmine per liberare le acque della Terra scagliandolo sui mostri che le hanno bloccate.

In un certo senso è come un fulmine, un lampo di intuizione quando vediamo il nostro Vikalpa. Può essere sufficiente a dissolverlo o almeno a toglierli il potere di spaventarci vedendolo per quello che è. Tuttavia mi sembra che a volte ci chiediamo “Perché?” o spendiamo troppo tempo osservandolo al microscopio, e di conseguenza diventiamo più intrappolati nel suo incantesimo e così incombe minaccioso invece che dissolversi.

È a questo punto che possiamo trarre beneficio dal gioco. Dal creare come farebbe un bambino, per il solo gusto di farlo. In realtà, mi ricordo che mi rotolavo per terra, saltavo, mi allungavo, piegavo il mio corpo come espressione naturale che in occasioni speciali si arricchiva di un gioioso “Guardami!”. L’Asana, fatta con il senso di essere un esploratore in un nuovo territorio invece che creare vecchie forme è una via per fare ciò, creare forme con il nostro corpo nello spazio così che una nuova forma diventa visibile dentro e fuori di noi. Respirare consapevolmente ci da il senso di infilare i momenti della nostra vita come perle su una collana e osservare le onde del respiro può calmare ‘citta’, le londe dei nostri pensieri. Il rilassamento, in particolare lo Yoga Nidra, aiuta a sciogliere i nodi e certamente il respiro e il rilassamento possono essere la via per rendere più profonda la consapevolezza. La meditazione è un modo di creare un nuovo terreno da cui crescere e da cui connettersi alla fonte di tutto ciò che è. La Fonte è il creatore, e siccome siamo “fatti a sua immagine” creare è assolutamente essenziale per essere felici, o come un vecchio amico era solito dire: “Godersela, non semplicemente sopravvivere!”

Il mostro è un giudice e una giuria che ci condanna a una vita di lotta. Ma è anche semplicemente un personaggio in un sogno. Ce n’è così tanti altri che voglio uscire e giocare. Chissà, perfino quel “vecchio mostro” potrebbe volersi prendere una pausa o addirittura recitare un’altra parte. Quindi suggerisco di trovare l’Artista sposata al Creatore e lasciarle il suo spazio, darle un posto nella nostra vita di modo che il dono unico che abbiamo si possa manifestare attraverso l’unione. Così non diamo da mangiare al mostro, ma a noi stessi e agli altri.



About beyoganow

teacher - yoga and find your voice/sing your song, songwriter, singer, basically creative human being living in this moment in this place on this planet , mostly happy and wondering what's next.
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